aprilfishdiary

Permalink Diario_035
Permalink Diario_081_C’era una volta una fattoria degli animali che aveva conquistato l’indipendenza dagli esseri umani. Ciascun animale aveva il suo bel daffare nella vecchia coop-fattoria IaIaO (imagine animal instincts against organization): c’è prolet-mucca (muuuu) mucca (muuuu) mu-mu mucca, c’è prolet-capra (bèèè) capra (bèèè) ca-ca-capra (bèèèè), prolet-asinel (hi-oh) nel (hi-oh) ne-ne-nello (hi-oh) e così via, via, vi-vi-via. Chiunque conosca la politica capirà come avvenne che naturalmente i maiali si autonominassero amministratori. Tutto sommato le cose non andavano male, il cibo non era tanto ma non mancava mai… ma col passare del tempo il soviet suino prendeva a somigliare sempre più al vecchio padrone umano. I proci trattenevano per se i maggiori e migliori frutti del lavoro comune e succedeva persino che su chiunque mettesse in dubbio un qualsivoglia grugnito legislativo si scagliasse impietosa l’influenza suina.
Tanti erano gli animali influenzati quando un bel giorno il felinissimo Cavalier Grisu Felino bussò alla porta della fattoria. In quanto prolet-gufo, a quei tempi prestavo il mio servizio come feldmaresciallo vedetta del popolo, per cui fui il primo ad avvistare il nostro futuro ex-salvatore.-Ave compagno gatto- faccio io
-Ave gufo, mi scappa la pipì, fammi entrare! - fu così carismatico che non potei oppormi. L’entrata del cavalier felino non passò del resto inosservata… all’uscita della toilette trovò tutta l’arca di noè ad aspettarlo. 
-Libera nos a maialibus! Libera nos a maialibus! Libera nos a maialibus! urlavano compatti. Ciascuno reclamava la propria ingiustizia, ciascuno si sentiva capito da Grisu. In effetti il gatto aveva già preso a cuore la cosa, quando, attirati da tutto quel baccano, arrivarono i crassi maiali. 
Per un attimo il silenzio sembrò non finire mai… Poi finalmente Grisu parlò. - Miao… - sembrò un pianto ai maiali che incominciarono a ridere a crepapelle… -Miao…- continuò Grisu, e quelli ridevano ancora di più… Al trecentesimo miao, tutti i maiali erano oramao morti dalle risate. Sulle rovine della fattoria fu costruito un castello e il cavalier Felino fu nominato Philinus inter partes. Tutta quella carne di maiale non andò sprecata, al contrario insaccata, si tramutò in salame. Forse se il maiale passa a miglior vita ridendo il salame viene fuori più buono, io non lo so, sono un semplice gufo-vedetta: fatto sta che il salame di Felino divenne così pregiato che gli fu dedicato un museo.
P.S. Il mondo è una fattoria: produzione, lavoro, input e output…dittatori che diventano maiali che diventano salame,  bastano le lame…ma l’Uomo? Mangia pane e salame e produce sogni, pensieri, sospiri… che razza di fattoria è l’Uomo? Forse è un rebus: immagini che diventano lettere che diventano numeri che diventano parole. Soltanto parole. E vissero tutti felici e contenti
Permalink Diario_036_C’era una volta il buio che danzava al ritmo dei tasti di una Remington, picchiati dal candido giudice Lombroso nel suo personalissimo walzer con la verità. Una sentenza.
[…]Dichiara l’imputato SALIS NICOLA colpevole del delitto di omicidio plurimo aggravato contestato nei capi 1) e 2) dell’imputazione […] dichiara l’imputato colpevole dei reati di associazione eversiva e banda armata contestati di cui ai capi 3), 4)e di quelli di cui ai capi 5), 6) ed 8) della rubrica, e lo condanna, per i reati di cui ai capi 1) e 2), alla pena dell’ergastolo, e per gli altri reati, uniti dal vincolo della continuazione, alla pena di anni 15 di reclusione, e così, complessivamente, per tutti i reati, alla pena dell’ergastolo con l’isolamento diurno per anni 1 (uno) e mesi 1 (uno) […]
Delle mani si muovono davanti ai miei occhi. Compare un mirino rosso… prima un fulmine poi un tuono squarciano il nero. Il battito del mio cuore accompagna il silenzio del buio, al Museo della macchina da scrivere. Non mi sono mai piaciuti i walzer
Permalink Diario_031_Al Museo della rosa ho giocato a mama nonmama. E son stato pure fortunato…quasi tutte le rose mamano! Invece Anacleto è un po’ triste perché lui più che altro è nonmamato (eccerto chi mai mamerebbe un gufo?). Io le rose credo di mamarle tutte… ma forse è perché non ne mamo nessuna… non lo so se ci credo alla rosa gemella! Nel bel mezzo di detti pensieri romantico-situazionisti, d’un tratto caro Diario, le rose hanno incominciato a cantare tutto il loro mamore per l’Amore, sotto forma di tango: il più bello che io abbia mai sentito. Ho ballato tutta la notte con la notte. Con un fiore in bocca.
P.S. Anacleto suona il violino dadio  
Permalink Diario_030_Tribù di prolet-soldatini
                                 Nel
                         Cielo   della
                      Mia terra, ho visto
                         Troppe morti
    Il buio della notte
                                           Mi spaventa
                                Visi
                                 &
                               colori
                    c o n f u s i  covliosiri
              
                             OcchiO
Non vede                 C      E            Non duole          
             Il              mU   Ro    del    
                           (SU)O(NO)
                      
                            rimbomba
 
il mondo è crollato io sono salvo
Permalink Diario_27_meta
mezza luna
come
mezza felicità

dietro il cielo
che non trovo

dietro il sole
non ti vedo

Grazie
Prego?
Permalink Diario_024_C’era una volta una bambina, chiamata Primavera, e un villaggio. Primavera amava ammirare la bellezza dei fiori e giocare fra i boschi ed i prati di primavera. Le sue giornate correvano spensierate quando un bel giorno la bambina incontrò una gazzella e desiderò tanto la sua eleganza e libertà. Ogni giorno, da quel giorno, Primavera spiava di nascosto la gazzella, immersa nella sua gazzellosità; i modi della bambina sbocciarono ancor più soavi nel passaggio alla primavera della sua età…tutti i giovani la desideravano per sè, tutte le giovani ne erano invidiose. Fu così che un oscuro giorno Brama sposò Invidia e il sindaco del villaggio (che aveva assunto nell’ultimo anno anche l’interim di scemo del villaggio) convinto dalla sua gelosissima figlia, imprigionò Primavera in un altissimo castello e uccise la gazzella in una battuta di caccia. Ancora non si capisce come quel giorno l’universo ebbe il cuore di non fermarsi…per mesi enormi nuvole nere riversarono il pianto degli dei sul mondo e a Venezia dovettero incominciare ad usare le gondole per non annegare.
Tutto sommato, in effetti, il mondo poteva continuare, la bambina ormai aveva imparato dalla gazzella come fare amicizia con gli animali, per cui dopo qualche tempo vi erano interi gruppi di topini, grillini, uccellini puntini puntini…(che carini!) che andavano a trovarla e passavano con lei la giornata concedendole un sacco di attenzioni…Tra questi in particolare c’ero anche io, Anacleto, gufino ad interim giunto al castello insieme al gattesco Grisu, in cerca di felicità. Vista la limitatezza cranica dei concorrenti, il gattino conquistò l’onore/onere di poter ascoltare in profondità il cuore di Primavera. Lei gli confidò le sue ansie e paure ma sopratutto la sua contrarietà alla cattività e di come questa la stesse portando silenziosamente alla morte; quel giorno Grisu le disse – La morte arriva quando vince la vergogna, una delle figlie di Brama e Invidia che qui ti hanno imprigionato. Mi dispiace per loro ma non lascerò che questo accada, la vergogna non è poi così forte per Don Grisu della Mancia (e Anacleto suo fido scudiero mi permetto di aggiungere). Pensa come la gazzella, -continuò il gatto - si fa beffe della vergogna di scappare! Sconfiggere la vergogna significa conquistare l’intima eleganza della propria anima. - A quelle parole Primavera s’illuminò e tutto le fu chiaro: salutò Grisu con un bacio e dalla finestra più alta del castello si gettò. Con naturalezza danzò nell’aria senza nemmeno un atomo di vergogna. Tutti noi la guardammo estasiati spezzare le banali catene della gravità e non mi vergogno di dire che piansi quando Primavera, finalmente libera, divenne ciò che da sempre era destinata ad essere…semplicemente farfalla. E non una semplice farfalla ma la prima farfalla della Creazione, ma anche dell’Evoluzione. Da allora a Schio in provincia di Vicenza, dove un tempo sorgeva il castello, fu costituito il Regno delle farfalle e tutti si liberarono felici e contenti.
Permalink Diario_020_Finalmente un ricordo dal passato caro Diario! Niente di cui andare orgogliosi a dire la verità…Ero con Anacleto al Museo del Tabacco, e come di consueto ci aggiravamo con coscienza tra i bui corridoi della conoscenza. Di fronte ad un acquarello raffigurante la coltivazione del Tabacco (firmato Ettore Lazzarotto) ho visto il mio io umano fumare ansiosamente. – Ho pensato, quello sono io, finalmente mi sono ritrovato!– mentre quell’altro, dietro l’acquarello, si accendeva un’ulteriore sigaretta col mozzicone della precedente: l’ultima l’ho sentito bisbigliare…Dicevo sempre così, ricordo. Un attimo dopo, su un altro acquarello cambiava la scena: questa volta sono un ragazzino, quattordici, quindici anni al massimo. Affianco a me c’è un mio amico credo, non riesco però a ricordare chi sia… così, ad occhio e croce sembra poco più grande del mio vecchio io giovanissimo…Tira fuori un pacchetto di sigarette e con fare jamesdeaniano dopo averne accesa una me lo porge. Per poco non ci rimango secco nel rivedermi fumare quella prima sigaretta. Dopo quella tutte le altre sarebbero state l’ultima. Compresa questa caro Diario…I vizi sono immuni alle metempsicosi, sostiene Anacleto, guardandomi dall’alto della sua volatilità. I gufi non riescono a trattenersi dal fare i saggi coscienziosi sostengo io.
Permalink Diario_018_C’era una volta un gatto che solcava i mari, imprigionato dentro una bottiglia di plastica. Il suo unico amico era un gufo che aveva dimenticato come volare: soffriva vedendo gli altri uccelli svolazzare felici, ma per quanto si sforzasse le sue ali si rifiutavano di collaborare.
Un giorno il gatto, che ormai da mesi divideva col gufo la sua casa/bottiglia,  pensò che forse il dio del vento li avrebbe potuti aiutare – Dio del vento, Dio del Ventooooo!–  urlavano da giorni senza ottenere risultati, quando finalmente udirono chiara una voce proveniente dall’alto… –  Buonasera sono Eolo Dio del vento, perché mi cercate? – Il gatto incredulo e disperato rispose grato – Mi chiamo Don Grisu della Mancia e costui è Anacleto il mio fedele scudiero che non sa più usare le sue ali, le vorremo chiedere Sua ventosità, cosa dobbiamo fare affinché il gufo possa tornare a volare? –
– Bisogna che raccogliate tutti i venti del mondo in un unico tempio e recitiate convinti un semplice mantra… – sentenziò Eolo. Il giorno stesso partirono alla ricerca dei venti: Bora, Tramontana, Levante, Scirocco, Grecale, uno ad uno ciascun vento fu trasportato e imbottigliato a Trieste dove Anacleto aveva una casa cui diedero il nome di “Magazzino dei Venti”. Un bel giorno Eolo li avvisò che tutti i venti della terra erano stati ormai recuperati e invitò Anacleto a pronunciare la formula magica…
– Volavolasupercalifragilistichespiralivola – disse convinto e come d’incanto di nuovo volò.
Da allora Eolo decise di vivere nel “Magazzino dei Venti”, per potersi prendere cura di chiunque si dimentichi come usare le ali. E volarono tutti felici e contenti
Permalink Diario_012_Perso in un labirinto di tubi sono precipitato in un mondo microscopico, abitato solo da enormi insetti e strane piante…Mi sentivo un tantino troppo lillipuziano per i miei gusti, così mi sono addormentato - Ha da passa’ ‘a nuttata - D’ un tratto vedo apparire un enorme occhio felino che mi guarda curioso; non abbasso lo sguardo quando le nostre pupille si incrociano…dopo qualche interminabile attimo fissavo me stesso miniaturizzato dentro un vaso, all’ombra di un millenario Ficus Retusa Linn al Museo del Bonsai Crespi. Il mondo è una questione di punti di vista caro Diario              
Permalink Diario_009_Attraverso un groviglio di tubi, dopo qualche tempo, sono riuscito ad entrare al Museo del Rubinetto…Anacleto è ancora là che cerca la strada ahahah.
Nessun labirinto è per sempre. L’acqua scorre sino ad arrivare al mare. Forse si tratta solo di trovare il rubinetto giusto.
E di saper aspettare.
Permalink Diario_007_C’era una volta un famoso pirata chiamato Julien Pibisie che solcava continuamente gli oceani alla ricerca di nuovi tesori. Numerose ricchezze erano presenti a bordo della sua nave: oro, incenso, mirra, cammelli e re magi; ma il tesoro preferito del feroce Pibisie era una semplice ballerina di plastica rubata in un assalto a una nave extrafiabesca qualche anno prima.
Il Comandante Pibisie era affiancato nelle sue azioni piratesche da tre pirateschi gatti: il glorioso Gatto con gli stivali, l’alcolizzato Stregatto e il bravo Grisu. Quest’ultimo aveva trovato casualmente il posto dove ogni notte Pibisie riponeva ubriaco la chiave della stanza del tesoro. La tasca dell’accappatoio! Proprio strano questo crudelissimo pirata…perciò aveva incominciato da qualche tempo a stare sempre più da solo… e sobrio.
Mentre quegli altri tracannavano rum rubato nelle peggiori navi dei Caraibi, lui poteva da bravo trascorrere tante ore in tranquillità nella stanza del tesoro, tra libri antichi e splendidi dipinti. Accadde che, un giorno, in una delle sue sortite segrete, udisse un quasi impercettibile pianto: era la ballerina di plastica che, proprio quel giorno, si era svegliata molto critica riguardo al proprio aspetto estetico. Non riusciva a smettere di piagnucolare il suo disappunto di fronte ad uno specchio del 700 che non rispondeva alla sua semplicissima domanda…– Specchio delle mie brame chi è la più bella del reame? – Commosso da tanto dolore, il bravo Grisu con voce spocchiosa disse – Sei tu! – E in effetti non stava mentendo, trovava la ballerina veramente bella, probabilmente perché in vita sua non aveva conosciuto che gatti e pirati, ma questa è un’altra storia.
Lei smise subito di piangere, anche perché quel dannato specchio si era svegliato, e ora aveva finalmente qualcuno con cui chiacchierare…o meglio con cui lamentarsi! Diede inizio a un lungo soliloquio in cui confidò allo specchio la sua triste vita e gli infiniti problemi che, in quanto ballerina di plastica, aveva dovuto affrontare…Innanzi tutto per entrare nel corpo reale di ballo era stata praticamente costretta a diventare anoressica; inoltre, a causa dei tantissimi allenamenti, non aveva altri amici che i suoi due agenti, il gatto e la volpe…O almeno così credeva fino a quando i due farabutti, per salvare la pellaccia nell’arrembaggio di Pibisie, decisero di abbandonarla tra le grinfie del perfido pirata.
Grisu fu molto colpito dai racconti della povera ballerina: ogni notte andava a trovarla mascherato da specchio e ascoltava quella vocina di plastica piangere il suo dolore. Dentro di lui cresceva un sentimento che mai nessun gatto prima aveva provato per una ballerina di plastica…un misto di amore e trascendente fastidio cosmico al piagnucolio. Capì che bisognava prendere in mano la situazione…Chissà quanto ancora avrebbe potuto reggere prima di tornare al Rhum & Rut con gli amici.
Fu così che quella notte fece il suo ingresso trionfale, e dopo avermi presentato alla poverina come Anacleto suo fedele gufo scudiero, sciolse il mistero riguardo alla sua intima identità! –Don Grisu della Mancia per servirla – disse…– AHAHAHAH – quella scoppiò a ridere nel vederci e nell’udire un nome così buffo! In effetti, la sua confusione psicologica era tale che riusciva a ridere e piangere contemporaneamente…
Il povero Grisu ci rimase malissimo e incominciò a fracassare tutto attirando così l’attenzione dei suoi compagni gatti e di Pibisie che, dopo qualche minuto, arrivarono in assetto da guerra nella stanza del tesoro…Seguendo il manuale del perfetto gufo scudiero decisi di continuare a seguire l’evolversi della situazione da una posizione privilegiata, possibilmente aerea.
La prima visita fu quella del glorioso gatto con gli stivali; costui non fece in tempo a entrare che si beccò un lingotto di venti chili in testa lanciato dal Grisu Furioso. Fuori uno!
Poi venne lo Stregatto con la sua ascia…– Es su gun elma madu bag ascia! – biascicò ubriaco. Grisu era così incazzato (e sordo) che avendo sentito pesanti ingiurie contro sua madre nell’antica lingua della sua infanzia (di cui lo Stregatto peraltro ignorava non solo vocaboli e sintassi, ma persino l’esistenza), lo trafisse con una gigantesca lancia firmata “Longino–Water Inside”. Dalla ferita sgorgarono alcol e sangue prima che lo Stregatto stramazzasse a terra maledicendo/perdonando Grisu per non sapere cosa avesse fatto. Fuori due!
Tutto questo testosterone risvegliò l’animo plastificato dell’impertinente ballerina. Innamoratissima, guardava il suo eroe combattere quei bruti che la facevano soffrire, rinchiusa in una volgarissima nave.
Poi venne Pibisie. – Questa nave l’ho rubata per compiere un tremendo attentato e tu non mi fermerai di certo! – Detto questo, richiamando il lato oscuro della Forza, si avventò contro Grisu. Fu una battaglia cruentissima, senza esclusione di colpi, con un sacco di effetti speciali! Fino a quando, involontariamente, Grisu scivolò dalla battaglia dentro una bottiglia di plastica che l’astuto Pibisie aveva posto per intrappolare l’audace gattaccio…Chiudendo il tappo, quasi a volergli rendere l’onore delle armi, il pirata rivolse un ultimo sguardo verso l’imprigionato Grisu, prima di scaraventarlo nell’oceano davanti agli occhi sbigottiti della ballerina, la quale svenne a terra come morta.
Ogni volta che torna alla mia mente quest’antica storia, penso a quanto spesso capiti che le nostre prigioni siano costituite dello stesso materiale di ciò che amiamo. C’est la vie.
La povera ballerina dopo varie vicissitudini, raccontate in un’intera collana di fiabe, giunse a Pont Canavese, in provincia di Torino. Attorno a lei fu costruito il Museo della Plastica che ancora oggi è possibile visitare.

P.S.

Vi devo però avvisare, 
non troverete  nessuna ballerina! 

Poiché il gatto pirata
in cerca di se stesso, la ritrovò prima.

Principe e principessa 
Adesso dormono beati

Fuori dalla porta li protegge Anacleto
Fedele scudiero di Don Grisu della Mancia
Permalink Diario_004_La ricerca è partita. L’ idea degli InsolitiMusei  piace anche ad Anacleto che si è unito al viaggio. Lui sostiene che con le mappe del tesoro non si scherza… e che se il tesoro lo vuoi trovare per davvero, è sempre meglio mischiare le carte per confondere il destino.
Per cui abbiamo iniziato il nostro pasto dal Museo della Frutta. Dopo 2 ore di treno, siamo arrivati alla stazione di Torino Porta Nuova e da qui al quartiere di San Salvario. Carte mischiatissime! Felini da tutto il mondo…Asia Africa Sudamerica
Abbiamo atteso il favore della notte per intrufolarci all’interno del Museo: davanti ai nostri occhi si è spalancato il più grande melting pot fruttato che avessimo mai visto. In un angolo nascosto una Musa sapientum mi ha svelato un segreto.
In qualsiasi parte del mondo
in qualsiasi momento
la luce della luna
è molto meno lontana
 dell’ oscurità del buio 
Permalink
Permalink